Approfondimenti

Il progetto di ricerca riguarda una particolare tipologia di reperto nota come “karnyx”, una tromba da guerra utilizzata dai Celti durante le battaglie al fine di terrorizzare il nemico. Resti di due esemplari di questo strumento sono presenti tra i materiali rinvenuti, attorno alla metà del secolo scorso, a Sanzeno (Trentino, Val di Non). Tale centro, frequentato durante un ampio arco cronologico compreso tra il V sec. a.C. e il VI sec. d.C. è uno dei siti eponimi, insieme a Fritzens nella valle dell’Inn (Austria), della cultura materiale della seconda età del Ferro in ambito alpino centro-orientale.

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Celti e Reti tra V e I sec. a.C.: contesto culturale e progetto di ricerca “Karnyx di Sanzeno

da “Antichi popoli delle Alpi. Sviluppi culturali durante l’età del Ferro nei territori alpini centro-orientali”.

Riassunto estratto Rosa Roncador:

Lo studio archeologico e del contesto di rinvenimento del karnyx di Sanzeno è parte integrante del progetto di Dottorato realizzato dalla scrivente presso l’Università degli Studi di Bologna e intitolato “Celti e Reti tra V e I sec. a.C. Oggetti tipo La Tène all’interno della cerchia culturale Fritzens-Sanzeno (arco alpino centro-orientale)”. L’analisi di determinate tipologie di reperti – armi, oggetti d’ornamento e produzioni artistiche – ha evidenziato l’intensità e la complessità dei rapporti instauratisi tra questi due popoli durante la seconda età del Ferro. Se rimane ancora problematica, partendo dall’analisi delle culture materiali, la comprensione delle dinamiche di contatto e delle modalità di interazione tra Celti e Reti appare chiaro quanto, già a partire dal V sec. a.C., fossero intense e profonde le loro relazioni culturali.

All’interno di questo quadro di riferimento si colloca la presenza a Sanzeno, importante centro abitativo ed economico del mondo retico, di una tromba da guerra celtica: un karnyx. Si tratta di uno strumento desinente in una protome zoomorfa utiliz- zato dai Celti durante le battaglie al fine di terrorizzare il nemico. Frammenti di tubi in lamina di bronzo e un “elemento fogliaceo” furono rinvenuti nel corso degli anni Cinquanta in questo sito della Valle di Non (Trentino – Italia). Solo recentemente, grazie al confronto con reperti ritrovati durante le ricerche nel luogo di culto di Tintignac (Corréze, Francia), è stato possibile identificare anche i reperti di Sanzeno quali resti di karnykes. Data l’eccezionalità e la rarità di questi oggetti nel 2008 ha avuto inizio un progetto di ricerca multidisciplinare sostenuto dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, che ha coinvolto numerosi enti di ricerca italiani ed europei. Scopo del progetto è la ricostruzione sperimentale del karnyx di Sanzeno.

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Karnykes a Sanzeno: dalla ri-scoperta alla ricostruzione sperimentale 

Rosa Roncador, Paolo Bellintani e Elena Silvestri, Alessandro Ervas, Paolo Piccardo, Benoît Mille

Riassunto estratto Rosa Roncador. In occasione degli scavi effettuati a Sanzeno (Val di Non, Trentino) nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso furono rinvenuti alcuni reperti la cui funzione è rimasta per lungo tempo imprecisata : si tratta di porzioni di tubi, anelli di giunzione, di un bocchino e di un probabile orecchio realizzati in lamina di bronzo.
Solo recentemente grazie all’importante scoperta avvenuta nel santuario di Tintignac (Correze, France) è stato possibile identificare i rinvenimenti di Sanzeno come parti di due karnykes: trombe da guerra desinenti in una protome zoomorfa, utilizzate dai Celti in battaglia al fine di terrorizzare i nemici.

L’eccezionalità di questo tipo di reperto ha portato alla creazione di un progetto di ricerca multisciplinare che si avvale di numerose collaborazioni internazionali.
A una prima fase di studio archeologico (analisi del contesto di rinvenimento, ricerca di confronti tipologici e indagini cronologiche) e storico-musicale (storia della disciplina e approcci ricostruttivi a strumenti musicali) hanno fatto seguito analisi chimiche e metallurgiche volte a introdurre e orientare il lavoro di riproduzione sperimentale svolto dall’artigiano specializzato. Nel corso del 2011 è stata realizzata una prima copia in ottone (necessaria per comprendere la logica progettuale di tale manufatto e le difficoltà legate alla messa in forma delle lamine) che ha inoltre permesso l’avvio degli studi musicali.

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